Verso un mercato del lavoro più equo grazie al progetto Crisalis

Progetto Crisalis

Dignità e creatività: due concetti, un progetto. Un filo rosso collega e intreccia queste due parole tra loro, ricamate poi al centro di una tela molto più ampia: quella di Crisalis, il progetto ideato e realizzato per dare voce a tutte le donne vittime di violenze e di soprusi. In occasione della Giornata Europea contro la Tratta degli Umani e la Violenza Sessuale, tre aziende hanno deciso di rimboccarsi le maniche per garantire una maggiore inclusività all’interno del mondo lavorativo, rompendo gli schemi del business tradizionale e avviando una campagna di sensibilizzazione verso una questione sociale che ancora non ha ottenuto un’adeguata risonanza mediatica.

Crisalis, questo il nome del progetto che richiama l’involucro in cui le larve subiscono una profonda metamorfosi prima di rinascere come farfalle. É questa, infatti, l’idea di fondo che fa nascere l’idea: permettere a 15 donne di età compresa tra i 24 e i 28 anni di poter rinascere e cambiare vita, non dimenticando l’oscuro passato che hanno dovuto affrontare ma prendendo forza da esso. Crisalis prevede un programma di 18 mesi, composto da 3 mesi di tirocinio seguiti da 15 mesi di apprendistato, e coinvolge soprattutto ragazze madri provenienti da Nigeria, Uganda e Eritrea. Alle beneficiarie di questa iniziativa viene offerta l’opportunità di mettere in atto le loro capacità creative e la loro fantasia in un contesto di co-working, realizzando una collezione di accessori che prende ispirazione non solo dalla loro immaginazione ma anche dalla loro storia e dalle loro sofferenze. In questo modo la creatività viene intrecciata saldamente con i concetti di integrazione, empowerment e uguaglianza di genere, permettendo alle beneficiarie di poter ritrovare una dignità che pensavano ormai perduta dopo il loro turbolento trascorso e di esorcizzare quella vergogna frutto dei torti subiti. 

Il fine ultimo di Crisalis è quello di migliorare le prospettive di impiegabilità, indipendenza finanziaria ed emancipazione economica delle donne con un programma a lungo termine, che permette di elaborare piani futuri di lavoro e di generare e consolidare un senso di inclusione e di comunità. Inoltre, le partecipanti avranno la possibilità di sviluppare attraverso questo programma diverse soft skills come problem-solving, time management e competenze digitali. Il tutto senza mai tralasciare una nota colorata, quella della creatività, e di liberare la vena artistica che risiede all’interno di tutti noi ma che molto spesso viene tenuta in cattività. Le beneficiarie, oltre ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé e una rinnovata forza, possono riscoprire i propri talenti creativi esprimendo liberamente le loro emozioni, senza la paura di essere giudicate o escluse, migliorando al tempo stesso quelle competenze trasversali che le aiutano ad integrarsi maggiormente nell’odierna società lavorativa. 

Questo nuovo modo di fare sensibilizzazione verso questioni sociali fondamentali è stato ideato da tre diverse imprese, che grazie al loro particolare business model riescono a sposare perfettamente questa idea di inclusività e di mercato del lavoro più equo, donando un contributo concreto alla società. Il primo dei tre attori coinvolti è Quid, un’impresa sociale fondata dalle donne per le donne, che si impegna ogni giorno a cambiare il mondo del business grazie ai propri progetti di sostenibilità ambientale e sociale, includendo all’interno dei propri laboratori tessili lavoratrici da background complessi, tra cui detenute del carcere femminile di Verona. La seconda fautrice di questa esperienza è Makers Unite, impresa sociale olandese che, proprio come Quid, offre opportunità lavorative e di inclusione attraverso la realizzazione di prodotti tessili creativi, permettendo a persone appena arrivate nei Paesi Bassi di avere un facile accesso al mondo del lavoro e rivoluzionando il tradizionale concetto di migrazione. Infine The Language Project, organizzazione greca no-profit che si occupa della lingua come strumento di integrazione. La sua mission è quella di supportare gruppi sociali vulnerabili attraverso programmi educativi, eventi culturali e mediazioni linguistiche. É dall’intreccio di queste tre realtà che Crisalis prende il volo, cercando di risvegliare anche negli animi più assopiti una maggiore attenzione a questo tema tanto ostico quanto cruciale.

Il progetto Crisalis non si ferma a un programma di stage e di apprendistato, ma vuole anche farsi promotore di questa tematica e di questa sensibilità nella società. Infatti, presso i negozi di Progetto Quid di Verona e Milano, la storia di queste donne è stata raccontata attraverso un’installazione visibile nelle giornate di Venerdì 15 e Lunedì 18 Ottobre, in cui si è potuta ammirare una giacca disegnata dalle lavoratrici dell’azienda. Attraverso questo indumento sono stati raccontati la loro storia, il loro lavoro, ciò che hanno vissuto e la loro metamorfosi verso esseri umani pienamente degni di vivere, che non si devono più vergognare del loro trascorso ma che possono prendere forza dal passato per volare in alto nel presente. L’installazione celebra appunto la chiusura di questo percorso di inclusività e creatività, coronato anche dal lancio di una nuova collezione di accessori realizzati in co-working dalle beneficiarie e che saranno quindi disponibili al pubblico. 

Un progetto, mille idee: così Crisalis mette in campo quel bisogno di azione che la società cerca di promuovere da diverso tempo, pur non riuscendo sempre ad essere ascoltato.

Autori:

Martina Baroni